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Suguta, I’m back!

Sarò ripetitivo, ma davvero qui le domeniche sono speciali… è la terza, dal mio arrivo in Kenya, e come le due precedenti non la dimenticherò facilmente… Iniziata a Lodungoqwe, con una coloratissima e piacevole messa nella chiesetta rotonda della missione locale, è seguito il sempre difficile momento dei saluti… il nostro “gruppo” si è in parte diviso: Miguel e la figlia Katerin sono rimasti lì, mentre Padre Andres e Lucia sono partiti alla volta di Nairobi, per volare in Spagna, accompagnati da Padre Jimmy e Padre Jairo… io ho approfittato di questo passaggio con la loro auto per arrivare a Suguta, senza dover fare giri assurdi con i Matatu pubblici! Così in appena 2 ore, filate via veloci veloci, sono arrivato qui! Ad accogliermi non la “banda del paese”, visto che in pratica nessuno sapeva del mio improvviso arrivò, ma la pioggia battente… ma qui la pioggia non spaventa nessuno, tantomeno me, e così anziché rinchiudermi in casa, mi sono messo a girare, e la sorpresa generale nel vedermi è stata tanta! Molti di loro, incuranti dell’acqua che cadeva copiosa, mi sono corsi incontro, alcuni saltandomi letteralmente al collo: che emozione! In un attimo la sensazione che la brutta estate passata lo scorso anno avesse in qualche modo “rotto” il mio rapporto con questo posto è svanita…
Ho rivisto Califf, cresciuto, poi John, che mi ha detto subito che ancora usa le scarpe che gli abbiamo dato lo scorso anno per andare a correre, e che si allena a fare push up per diventare più forte di me, e poi tantissime bimbe, Faith, Posha, Elizabeth… camminavo per le strade del paese ed era un continuo sentirmi chiamare, anche dagli adulti, con enorme sorpresa!
“Sergio (come solo loro sanno pronunciarlo), Musungu, welcome back”
Ma senza dubbio l’emozione più grossa me l’ha riservata Delicia… sono arrivato davanti “casa” sua e lei era in piedi, sulla porta, a chiacchierare con altre ragazzine… quando mi ha visto ha portato le mani al viso, emozionata, e poi mi ha abbracciato forte (cosa forse banale e scontata per noi, ma non sempre qui, dove le emozioni la maggior parte delle volte vano trattenute)
Delicia oramai è cresciuta, ha 16 anni, è una signorina, sempre più alta, sempre più magra, ma il suo sorriso è lo stesso che ricordo dal 2013, la prima volta che le nostre strade si sono incrociate… un misto di timidezza e rispetto, però adesso parla di più…
Ho visto anche Claudia, colei che aiuta Delicia e le sue sorelle, visto che la loro madre è ancora latitante (vive a Naivasha, a circa 4 ore da qui, ma senza contatti con le figlie) e che è la “segretaria” di Samburu Smile qui a Suguta.
Mi ha aggiornato su tutto quel che riguarda il progetto, sulle difficoltà di salute di Erik, il coach, e sui problemi del campo.
Già, il “mio” campo, quel che tanto mi ha fatto soffrire 12 mesi fa, e che temo continuerà ad esser un problema quest anno.
Il cemento sembra avere 10 anni, e non 1, i tabelloni sono stati fissati male, troppo bassi, e di conseguenza un canestro è stato divelto da un misterioso “big boy” di cui nessuno sembra conoscere l’identità… Mr. Olado, il fantomatico costruttore con cui ho avuto mille discussioni lo scorso anno, sembra sia stato recentemente licenziato dalla Technical school per cui lavorava, per manifesta inefficienza e incapacità… non so se questo sia un bene o un male, avanzo circa 2000 euro per lo scorso anno da loro, e nei prossimi giorni andrò a Maralal per capirci qualcosa di più…
Insomma… Suguta mi ha accolto meglio di quel che pensassi… se una parte di me voleva convincersi che fosse più giusto “chiudere” questo capitolo, l’accoglienza ricevuta mi ha subito fatto ricredere e ridato motivazioni… non sarà facile, ma se volevo vivere delle estati facili avrei probabilmente prenotato un volo per Formentera, come fanno in tanti, e non avrei dedicato tempo, energie e risparmi a questa terra così dura, orgogliosa, ma affascinante…
Sono di nuovo qui, pronto per una nuova sfida, consapevole che il più grosso aiuto che potrò ricevere nei momenti difficili saranno le tante manine che ieri hanno cercato le mie in una lunga passeggiata per le strade sporche e fangose (si può dire) di Suguta Marmar

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