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Ri…programmando

Dopo Suguta Marmar sulla mia tabella di marcia c’era scritto Tuum, ma fare programmi in Africa è un esercizio pressoché inutile, e per diversi motivi, anzitutto logistici, è saltato tutto.

Poco male… dopo un rapido passaggio a Maralal, dove ho avuto modo di capire che c’è tanto interesse attorno al basket, ma anche una incredibile quanto giustificata disorganizzazione, mi sono gioco forza dovuto trasferire a Lodungoqwe, pur senza preavviso, grazie alla sempre squisita ospitalità dei missionari Yarumal.

Questo  di Lodungoqwe (“testa mozzata” in lingua Samburu dal nome della collina che sovrasta il villaggio) è il primo posto che ho visitato nel 2011, e tornarci è ogni volta una emozione particolare.

Ci vivono forse un migliaio di persone, e le condizioni rispetto a Suguta Marmar sono profondamente diverse, ancor meno evolute e piu

Siamo nel bel mezzo della savana, c’è molta meno acqua, e di conseguenza molta meno “ricchezza”, l’agricoltura è praticamente inesistente, l’unica fonte di guadagno sono gli animali, soprattutto le capre e i cammelli, uniche specie in grado ad adattarsi alla frequente siccità di questo posto.

Eppure non siamo a giorni di viaggio di distanza, ma appena 2 ore e mezzo di Matatu da Maralal…

La vita comune è concentrata essenzialmente attorno al mercato del mercoledì, il “soko”, che si svolge a pochi km dal villaggio, e al mio arrivo, appunto mercoledì, sembrava di essere in una città deserta.

Gli unici ad esser in città in pratica erano pochi bambini, che incuriositi dal mio arrivo, e dalla mia grande valigia nera, mi hanno seguito con discrezione fun dentro la missione.

Il loro inglese è assai stentato, ma la loro voglia di nuove amicizie probabilmente era superiore, e così non me li sono più scrollati di dosso…

Mi hanno accompagnato in ogni dove, in ogni momento della giornata..  abbiamo fatto lunghe passeggiate nel bush, alla ricerca (ahimè vana) degli elefanti, scalato rocce, siamo stati al Seya, il fiume alle spalle della montagna, abbiamo giocato a basket sul campetto improvvisato oramai sette anni fa insieme a Father Jairo e il suo fedele operaio tuttofare Jamaal, e poi sono rimasti affascinati dal mio “aereoplano”.

Non c’è stato momento in cui non mi hanno chiesto di avere i palloni, o di far volare il drone, e ogni volta era gioia.

La vita qui a Lodungoqwe è sicuramente più “tosta”, spesso si presenta l’emergenza idrica, e i bambini reclamano anche un semplice sorso d’acqua… ho visto file lunghissime da parte delle donne, con decine di tanniche al “kiosk”, dove l’acqua che viene pompata dal fiume Seya, distante 5km verso valle, in questi giorni arriva razionata, a causa di un guasto, o della semplice assenza di gasolio per la pompa, non si è ben capito…

Ho viaggiato con Father German verso una delle loro outstation, le parrocchie minori a cui prestano servizio, e la macchina è stata letteralmente presa d’assalto da donne “armate” di tanniche che facevano ritorno verso le loro manyatte.

Mancava lo spazio per tutte loro sul pur capiente Land Rover, e così in molte hanno preferito caricare le tanniche e tornare verso casa a piedi.

Mai come in questi frangenti ci si rende conto come l’acqua, che spesso noi, me compreso, sprechiamo, sia VITA, sia più importante del cibi stesso, perché molti dei loro animali, e gli stessi Samburu, sopravvivono grazie a questa…

Una delle persone che ho rivisto con più gioia in questa breve parentesi di 5 giorni è stato Jamaal… è un ragazzo sempre disponibile, un grande lavoratore, che davvero si fa in quattro per la sua famiglia, e anno dopo anno, in un modo o nell’altro, reincrocio nel mio percorso tra i Samburu… in genere sono sempre io a dare qualcosa a lui, l’ho sempre trovato normale, anche perché lui, a differenza di altri, non chiede mai, è molto orgoglioso ed abituato a sudarsi quel che riceve!

L’ho visto con la sua squadra al “campo” di calcio, ed è stato semplice e spontaneo dargli un paio di palloni, visto che sono sempre a secco, e lui, al mattino seguente, di buon ora, mi ha portato un pollo come “ringraziamento”!

Dopo tanti anni qui è la prima volta che vengo omaggiato di un animale, ovviamente vivo, come da tradizione, e che Elizabeth, la cuoca della missione, è stata ben contenta di prepararci per cena, visto che la carne da queste parti non abbonda a tavola.

Ma se sono venuto in qui è anche per prendermi cura della più piccola a e meno sviluppata delle 3 Basketball Academy di Samburu Smile.

Zaccaria, l’insegnante appassionato di pallacanestro che seguiva volontariamente i ragazzi, a gennaio è stato trasferito in una scuola lontana da qui, e quindi i ragazzi sono rimasti orfani del coach,  e tutto il programma si è un po’ arenato, ma nei giorni scorsi ho incontrato Daniel, un giovane e preparato studente di economia, che frequenta l’università a Nairobi ma nei mesi di vacanza è a Lodungoqwe.

Lui gioca a basket per la sua squadra universitaria, e vorrebbe fortemente non solo che la nostra Academy riparta, ma lo faccia con uno spirito migliore…

Abbiamo individuato assieme chi può riparare i canestri, ma sopratutto chi può seguire i ragazzi con continuità… si tratta di Thomas, un altro ragazzo del posto che però ha interrotto i suoi studi e quindi è lì durante tutto l’arco dell’anno.

Thomas non ha grandi competenze cestistiche, ma sembra sufficientemente responsabile e motivato a studiare… gli ho lasciato diversi testi che potranno essergli di supporto, a patto che la buona volontà dimostrata in questi pochi giorni non lo abbandoni alle prime difficoltà!

Abbiamo stilato un programma, 3 allenamenti settimanali per gruppo, un po’ come già avviene a Tuum e Suguta, e ora c’è solo da rimboccarsi le maniche e… giocare!

Non mi aspetto chissà che, anche perché la comunicazione è pressoché impossibile, Lodungoqwe non ha in pratica copertura telefonica, se non sporadiche “folate” di segnale portare letteralmente dal vento, quindi sarà difficile seguirlo dall’Italia, anche se Daniel mi ha promesso che da Nairobi sarà suo interesse mandarmi degli aggiornamenti, e se tutto filerà liscio il prossimo anno potremmo pensare a pavimentare in qualche modo il sabbioso campo dentro la missione…

Quando pubblicherò questa nota vorrà dire che mi sarò mosso da Lodungoqwe, e sarò in viaggio per chissà dove… :-) alla fine il bello di queste “missioni” è anche un po’ adeguarsi al loro modo di fare, vivendo le giornate per come vengono, “pole pole”, senza grosse aspettative, perché qui alla fine già la vita è un dono di Dio…

Io per carattere vorrei sempre fare di più, non sono mai soddisfatto, ma qui il rischio di restar delusi è troppo grosso, e quindi meglio fare un bel respiro, e godersi il cielo stellato e tutte le bellezze della Savana…

HAKUNA MATATA

 

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